Raffaello Galiotto, affermato artista e designer della provincia di Vicenza, esplora forme ottenute da codici numerici: il risultato è incredibilmente organico. Forme che ricordano fossili, vegetali, creature primitive o aliene.

Oltre la mano: la pietra, il codice e l’errore secondo Raffaello Galiotto

Guardando le opere di Raffaello Galiotto ci si trova davanti a un’ambiguità strana. Sembrano fossili, ma alieni, o di un’era che non c’è ancora stata.

Queste forme indagano i criteri che stanno alla base della crescita e della formazione degli esseri, e quindi non hanno tempo; possono suggerire dei tempi molto remoti o dei tempi futuri, andando ad esplorare quelle che sono le logiche che stanno alla base delle forme.
Racconta l’artista.

Si tratta di una ricerca sulla grammatica della forma: per esempio la simmetria radiale, la simmetria spaziale, la ripetizione che segue un’onda che degrada con una certa logica numerica e matematica; l’andamento delle ripetizioni, dei fori.
Si ottengono forme più appuntite, taglienti, o più morbide, più strutturali o più eteree.

Lavorazioni numeriche

L’idea nasce dalla volontà e dalla curiosità di esplorare le potenzialità delle lavorazioni numeriche, cioè delle macchine a controllo numerico che, tramite software, si muovono in modo molto calibrato.

La prima cosa da sapere, pertanto, è che queste opere non sono fatte a mano, ma con una macchina. Ma ciò non è affatto una scorciatoia.

C’è il rischio di un pregiudizio: l’idea che la macchina tolga l’elemento umano. Un’impostazione concettuale francamente anacronistica, che dimentica la storia stessa della scultura e del rapporto dell’uomo con la materia.

“Ma quando mai la mano ha modellato la pietra? La mano non riesce a modellare la pietra: l’uomo ha sempre interposto tra la propria mano e il materiale un utensile. […] Arriviamo a degli utensili che si muovono non dalla forza fisica, ma da un pensiero prima e da un linguaggio scritto.” Dice Raffaello Galiotto.

Bisogna anche ricordare che la materia in sé non è neutra, ma porta dei suoi propri valori. La materia diventa essa stessa tema di progetto, con la sua tessitura, il colore, la specchiatura delle venature…

La materia di queste opere è la pietra naturale: marmo ma anche quarzite o altre tipologie di pietra, che che portano con sé milioni di anni di storia, ponendoci in una dimensione di rispetto assoluto e di fascino.

Talvolta i blocchi di pietra vengono “specchiati” con una giuntura a metà, per ottenere una simmetria che, sorprendentemente, può essere più o meno perfetta. Questa anomalia, questa leggera asimmetria, gioca con la simmetria più regolare della forma. Tanto che in alcuni casi Raffaello Galiotto aggiunge anche delle anomalie date proprio dal software, per creare un’imperfezione voluta.

Un po’ come accade nella natura e nella biologia, che hanno delle regole: i petali dei fiori sono disposti secondo un certo ordine scritto nel codice del DNA, però poi c’è sempre il piccolo errore…ed è quello che crea l’evoluzione.

“E quindi esploro anche queste trasformazioni che diventano interessanti, pur mantenendo all’origine la stessa impronta strutturale, come succede in natura dove magari il pesce diventa uccello, o l’uccello si trasforma con il becco più lungo.”

Abbiamo visto un modo contemporaneo di interpretare una materia potente come il marmo e la pietra naturale: forme che nascono da leggi numeriche e meccaniche e che, nonostante ciò, tornano a evocare mondi naturali e pattern organici. Un’estetica ariosa che lascia un desiderio di cristallina, simmetrica imperfezione.

Le immagini mostrate nella galleria e nel video provengono dalla mostra presso Forte Marghera, curata da Alfonso Cariolato, aperta fino al 31 Luglio 2026.

Riferimenti: Sito di Raffaello Galiotto