In questo articolo trovi le origini dei tarocchi: i più antichi mazzi sono quelli rinascimentali legati alla città di Milano. Scoprirai anche come sono composti i tarocchi, il loro valore artistico e molti dei loro significati.
L’occasione di approfondire questo argomento è la Mostra I Tarocchi: le Origini, le Carte, la Fortuna all’Accademia Carrara di Bergamo. È una mostra straordinaria tratta uno dei temi più affascinanti della storia dell’arte: quello dei Tarocchi, le carte che permettono di sbirciare tra le pieghe del destino.
I Tarocchi come gioco
Attorno a queste misteriose carte aleggiano ancora oggi molti pregiudizi e una buona dose di confusione. Prima di tutto, è importante sapere che i Tarocchi in passato non erano soltanto carte per leggere il futuro, ma venivano usati moltissimo anche come semplice gioco. E il gioco aveva un ruolo fondamentale nelle corti rinascimentali.
Naturalmente all’epoca non esistevano né internet né la televisione, quindi tantissimo dell’intrattenimento passava proprio per il gioco. La riuscita del gioco dipende anche dalle carte che il giocatore ottiene, ed è proprio qui che la dimensione ludica si connette con quella della divinazione.
Il concetto di fortuna era legato all’imprevedibilità della vita e aveva un significato molto più ampio ed edificante rispetto a quello odierno. Non per niente una delle famose carte dei Tarocchi, la decima, è proprio la Ruota della Fortuna.
Il simbolo della Ruota della Fortuna
La Ruota della Fortuna è un tema che si trova anche al di fuori del mazzo dei Tarocchi, talvolta persino nelle facciate delle chiese. A Verona, ad esempio, sulla facciata della Chiesa di San Zeno, il rosone centrale rappresenta proprio la Ruota della Fortuna.
La presenza di questo simbolo su una chiesa serve a ricordare di non attaccarsi troppo alle cose materiali. La fortuna gira: i potenti possono cadere e i miserabili innalzarsi. In queste carte, dunque, si condensano vari simboli e significati profondi.
Come è fatto un mazzo di Tarocchi? Gli Arcani Maggiori e i loro archetipi
Un classico mazzo di Tarocchi è composto da due tipi di carte: gli Arcani Maggiori, che sono probabilmente quelli ricchi di significato, e gli Arcani Minori.
Ciò che affascina di questi simboli è il fatto che parlino di figure rappresentanti concetti universali, o forse addirittura degli archetipi, per dirla con la psicologia di Jung. Queste carte si condensano in figure molto misteriose: alcune più terrene, come per esempio il Papa, l’Imperatore e l’Imperatrice, altre un po’ più ambigue, come la famosa Papessa.
Il mistero della Papessa, delle Virtù e degli Astri
La figura della Papessa suscita spesso interrogativi, dato che la religione cristiana non prevede una figura femminile ai suoi apici. Possiamo tuttavia tracciare una connessione iconografica con un dipinto di Rembrandt, raffigurante una profetessa, caratterizzato dalla stessa identica iconografia: una donna anziana, velata, che tiene un libro aperto in mano. Evidentemente si tratta di iconografie che si sovrappongono e si connettono. La Papessa sta a significare saggezza, chiaroveggenza e conoscenza interiore.
Nel mazzo si trovano anche gli astri: il Sole, la Luna, le Stelle e il Mondo, che è la carta con il significato più positivo e parla della riuscita dei propri progetti e della propria realizzazione.
Sono presenti anche figure popolari nella storia dell’arte come le allegorie delle Virtù. Nel mazzo più conosciuto si sono cristallizzate tre delle quattro virtù cardinali: la Giustizia, la Temperanza e la Fortezza. Per qualche ragione non è arrivata la quarta, che sarebbe la Prudenza; anche se molti ritengono che questa virtù dovrebbe essere rintracciata nella figura dell’eremita. La Temperanza compie un gesto particolare: è raffigurata nell’atto di mescolare l’acqua calda con l’acqua fredda, a simboleggiare la capacità di trovare il giusto mezzo.
Il Matto e il numero zero
Gli Arcani Maggiori sono 21 + 1. In realtà, il conteggio totale è di 22 carte, ma vengono considerate separate perché il Matto è associato al numero zero. Ciò è perfettamente coerente: egli va fuori dalle regole e perciò anche dal conteggio dei numeri. Tutte le altre carte hanno una posizione fissa, dal Bagatto (il numero uno, che rappresenta un mago o un alchimista) fino al Mondo (il numero 21).
Il Matto è un archetipo molto potente che ritorna continuamente nelle storie contemporanee: è il matto innocente e fortunato a cui va tutto bene, anche senza impegnarsi. Non ha nessuna intenzione e, pertanto, senza intenzione non c’è malvagità; non chiede niente alla fortuna e per questo la fortuna è generosa con lui. Si può riconoscere un po’ di questo archetipo, ad esempio, nel famoso film Forrest Gump.
Gli Arcani Minori e i quattro semi
Anche gli Arcani Minori sono molto interessanti e sono quelli che più facilmente vengono associati al comune gioco delle carte.
Sono numerati dall’Asso al dieci e presentano quattro figure: il Paggio, la Regina, il Re e il Cavaliere. Come emerge nel percorso espositivo della mostra, il Paggio e il Cavaliere non sono necessariamente figure maschili, ma talvolta sono femminili.
Gli Arcani Minori sono divisi in quattro semi che rappresentano sia la società dell’epoca, sia i quattro elementi e la psicologia umana:
- I Bastoni: connessi a chi lavora la terra (contadini e agricoltori), sono associati all’elemento del fuoco e, a livello di esperienza umana, all’azione e al fare.
- Le Spade: chiaramente associate alla nobiltà. L’elemento è l’aria e la parte umana è quella dell’intelletto e del raziocinio.
- I Denari: associabili a chi svolge l’attività mercantile e ai commercianti. L’elemento è la terra e sono legati a tutto ciò che è concreto nella vita.
- Le Coppe: contengono un elemento liquido, quindi sono connesse all’elemento acqua. Si associano a tutto ciò che è legato all’anima, alla spiritualità e a chi nella società si prende cura dell’interiorità.
I preziosi mazzi milanesi in mostra a Bergamo
Ogni singolo tarocco è un piccolo capolavoro, veri e propri gioielli che in passato erano realizzati interamente a mano con foglia d’oro incisa e punzonata e colori a tempera ancora vivacissimi.
L’origine dei Tarocchi è contesa tra Ferrara, Bologna, Firenze e Milano, ma è proprio quest’ultima ad aver avuto un ruolo da protagonista: da qui vengono i più preziosi mazzi storici sopravvissuti appartenenti alle famiglie Visconti e Sforza.
Nella mostra di Bergamo si possono ammirare in particolare tre mazzi realizzati dal pittore e miniatore quattrocentesco Bonifacio Bembo e dalla sua bottega:
- Il mazzo Visconti di Modrone:un mazzo anomalo che comprende anche le virtù teologali (Fede, Speranza e Carità) e la versione femminile del Cavallo e del Fante.
- Il mazzo Brambilla:lavorato splendidamente in oro e argento. Entrambi questi mazzi furono commissionati dal Duca di Milano Filippo Maria Visconti nei primi anni ’40 del Quattrocento.
- Il mazzo Colleoni (o Visconti-Sforza): il vero protagonista dell’esposizione. Dipinto da Bonifacio Bembo e bottega, con l’intervento di un altro artista, Antonio Cicognara, fu eseguito probabilmente per Francesco Sforza tra il 1450 e il 1466. Solitamente questo mazzo è diviso tra la sede di Bergamo e la Morgan Librarydi New York, il che rende la mostra un’occasione straordinaria per vederli esposti insieme.
L’incontro con la letteratura: Italo Calvino e Franco Maria Ricci
Il mazzo Colleoni ha ispirato un’opera letteraria veramente straordinaria: Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino. Nel romanzo, i personaggi si trovano per caso riuniti in un castello e, non potendo parlare per misteriose ragioni, usano i Tarocchi per raccontare la propria avventurosa storia. Ogni sequenza racconta una storia diversa.
I Tarocchi non hanno mai smesso di parlare agli artisti, dai pittori ai letterati del Novecento fino ai giorni nostri. Negli anni ’70, l’editore d’arte Franco Maria Ricci ha pubblicato un libro strepitoso, un gioiello dell’editoria di altissima qualità, mettendo insieme le immagini del mazzo Colleoni con il racconto di Calvino.
Nello spazio della mostra si incontra anche un approccio più contemporaneo, con artisti che continuano a reinterpretare i Tarocchi attribuendo loro una valenza di crescita personale, di approccio alla propria psiche e alla propria anima.
In conclusione: i Tarocchi, la cultura cortese e il mistero che continua a vivere
In questa mostra all’Accademia Carrara di Bergamo non si trovano solo Tarocchi, ma anche opere d’arte molto particolari come i manoscritti miniati, tavole raffiguranti i Trionfi di Petrarca, un disco da parto e uno strepitoso arazzo di manifattura francese del Cinquecento: opere che fanno riferimento ad una deliziosa cultura cortese, raffinata ed elegante.
I Tarocchi sono un gioco, un racconto, un modo per comprendere l’umano destino. Sono condensazioni di simboli e allegorie che nelle origini erano più variegati e sfumati, e che cantano ancora l’eco di una cultura splendida.
Davanti ai Tarocchi, non si deve pensare a una banale superstizione: la loro storia è molto più complessa. La visita alla mostra di Bergamo offre l’opportunità di lasciarsi incantare da questa magia e di scoprire il percorso con un pizzico di Sale d’Arte.

