Il Museo Diocesano di Adria e Rovigo: Un viaggio inaspettato nell’Arte Sacra
Spesso, quando pensiamo all’arte, ci vengono in mente solo grandi opere, pochi autori celebri, pittura e scultura. Ma la realtà è molto più ricca e variegata. Le città del passato brulicavano di botteghe di orafi, incisori, pittori, scultori e tessitori. Uno dei luoghi migliori per scoprire questa incredibile diversità dell’arte sono i musei diocesani, scrigni di storia e bellezza.
In questo articolo, vi porteremo alla scoperta del Museo Diocesano di Adria e Rovigo, che vi sorprenderà per la sua originalità anche nell’allestimento. Preparatevi a sfogliare gli strati dell’arte attraverso i secoli.
Un allestimento rivoluzionario:
la Quadreria in verticale
Esplorando il Museo Diocesano di Adria, si viene colpiti da un allestimento davvero innovativo: la quadreria non è disposta in sale tradizionali, ma lungo gli spazi verticali di una scala. Un percorso che invita a un’esperienza immersiva, quasi un “moto ascensionale” attraverso la storia dell’arte sacra.
Il percorso è anche tematico: infatti le opere sono disposte, invece che secondo il classico ordine cronologico, seguendo gli episodi delle storie evangeliche, uno dei temi più trattati dell’arte sacra. E… sorpresa: al vertice della scala c’è sì, come ci si può aspettare, una Crocifissione, ma del tutto insolita. Si tratta infatti di un Trittico d’arte contemporanea che interpreta l’episodio sacro con lamiere e govigli di cavi, che mi ricordano grovigli di vene in una rappresentazione moderna e profonda della sofferenza. Una scelta davvero suggestiva ed interessante.
Capitolo 1: Strati d’Arte
Adria: un tesoro archeologico e artistico
Adria è una città rinomata per la sua archeologia. Qui, le persone hanno vissuto ininterrottamente dall’epoca greco-romana in poi e, dal Medioevo, tutti questi strati di cultura e arte si sono accumulati e stratificati in un luogo specifico: il Museo della Cattedrale, il Museo Diocesano di Adria, proprio dove ci troviamo.
La sua peculiarità non si ferma qui, come sottolinea Marco Maran, il Direttore e Curatore Museo Diocesano di Adria-Rovigo, Responsabile del Museo Diocesano di Adria e Rovigo: “Il Museo Diocesano di Adria Rovigo è molto particolare perché non è allestito in sale anonime, ma è allestito in una parte nella chiesa di San Giovanni che era l’antica cattedrale. Un’altra parte negli interstizi murari che conducono appunto alla nuova cattedrale, quella ottocentesca.”.
Oltre il Sacro: L’Arte come esperienza universale
Un consiglio di Salsa d’Arte: come affrontare all’arte sacra
In un museo diocesano, le opere d’arte hanno naturalmente un valore sacro e devozionale. Questo aspetto, a volte, potrebbe scoraggiare alcuni visitatori meno interessati all’argomento. Ma c’è un consiglio prezioso: provate a immaginare di venire da un luogo molto lontano, senza alcuna conoscenza del cristianesimo. Con questi “occhi nuovi”, potrete osservare le opere d’arte e ammirare l’incredibile abilità tecnica degli artisti del passato, che riuscivano a rendere concreta la loro visione della religione e a raccontare storie sacre con maestria. Concentratevi sulla parte estetica.
Un museo culturalmente aperto
Come ci spiega ancora Marco Maran: “Questo non è il museo della Chiesa, ma è un museo diocesano, cioè un museo che propone le nostre radici, le affronta, le presenta evidentemente sotto il profilo della storia dell’arte e siamo disponibili ad accogliere chiunque voglia approfondire questi temi, sia dal punto di vista della fede, ma anche sotto il profilo storico artistico. Per esempio è esposto anche un vaso etrusco che affronta il tema della morte e lo mette in correlazione stretta con il messaggio del cristianesimo, che dunque si apre anche ad altre culture, le approfondisce e le specifica.”
Capitolo 2: Cripte e Tesori
Un Salto nel tempo
La Cripta del Museo Diocesano di Adria e Rovigo
Facciamo ora un salto di 1200 anni per scendere nella cripta della Cattedrale di Adria. Un luogo antichissimo, risalente alla fine del IX secolo, in periodo tardo carolingio. Sebbene chiamata cripta, non è un luogo sepolcrale, ma un’abside curvilinea che un tempo terminava un’antica chiesa.
Qui, come ci indica Marco Maran: “Sono riconoscibili sei apostoli, tra i qual San Pietro, Filippo e Bortolo. Tutti e sei riportano la scritta “Sanctus”. Riconosciamo che sono apostoli per il segno di pace (con la mano), per l’espressione sorridente e per l’imposizione del Palio che ancora oggi identifica i cardinali.”
Ci troviamo a circa tre metri e mezzo sotto l’attuale piano di calpestio. Questa cripta è stata scoperta quasi per caso durante gli scavi per le fondazioni della cattedrale ottocentesca. Si vede infatti un un arcone di imposta che è stata costruita tra il ‘400 e il ‘600.
Un forziere misterioso e una chiave gigante
Il museo custodisce anche oggetti che catturano l’immaginazione anche di chi ha meno familiarità con i musei e che gli operatori usano volentieri per coinvolgere nella visita i bambini. Un’altra curiosità è l’enorme chiave esposta in una teca: in realtà non apre nulla, ma è la chiave che aveva la scultura dell’apostolo Pietro posta sopra la cuspide del campanile. Questo ci dà l’idea della dimensione delle sculture che stanno così in alto.
All’inizio della scala è esposto un forziere della seconda metà del Settecento, che veniva utilizzato per raccogliere le offerte della comunità per erigere la nuova cattedrale di Adria. Tra le logore assi di legno sono è stato rinvenuto davvero “un tesoro”, per quanto piccolino, composto da antiche monete. “Per i bambini, è un elemento familiare del mondo delle fiabe, rendendolo un perfetto catalizzatore di attenzione.” Racconta Evelin Crepaldi, Responsabile dei Servizi Educativi.
Un’altra curiosità è l’enorme chiave esposta in una teca: in realtà non apre nulla, ma è la chiave che aveva la scultura dell’apostolo Pietro posta sopra la cuspide del campanile. Questo ci dà l’idea della dimensione delle sculture che stanno così in alto.
L’Incanto dell’Oreficeria Sacra
Proseguendo la visita, ci addentriamo nella parte dedicata all’oreficeria sacra. Qui sono esposti tre reliquiari, tra cui uno molto particolare a forma di mano. Appartiene alla tipologia dei “reliquiari parlanti”, perché di “dicono” con la forma cosa c’è al loro interno. In questo caso, frammenti di santi, presumibilmente provenienti dalle loro braccia e mani. Si ritiene addirittura che queste reliquie appartengano ai santi Pietro e Paolo.
L’argenteria sacra è un ambito spesso sottovalutato nella storia dell’arte. Eppure questi pezzi, con ghirigori, volute e scintillanti decorazioni, sono un vero incanto e hanno il fascino della Wunderkammer.
Capitolo 3: Pittura, Scultura, Tessitura, Musica
Ogni opera qui racconta una storia: storie di famiglie, di collezioni, di botteghe artigiane; storie fatte di pittura, scultura, tessitura e persino musica.
Tintoretto padre e figlio, e una mostruosa Idra a sette teste
Incontriamo Alberto Marcomini, Conservatore e coordinatore dei servizi museali: “Una delle opere più importanti che abbiamo all’interno del nostro museo e che sicuramente meritano di essere raccontate è la grande pala del Tintoretto, anzi dei Tintoretto. È un’opera datata agli anni ’80 del Cinquecento, quando ovviamente la bottega era ben avviata. Il papà era già in una fase avanzata della sua vita e la bottega era già gestita dal figlio.
Si legge molto bene l’intervento del figlio, soprattutto nella zona inferiore dove si vede l’Arcangelo Michele che sconfigge il male. Quindi il tema del dipinto è proprio quello della vittoria del bene sul male, che è qui è rappresentato qui come una bestia fantastica, un’idra a sette teste.
Il padre sicuramente interviene nella parte più nobile e quindi in quella superiore, dove è raffigurata invece la Vergine Immacolata. La Vergine è seduta su una luna, proprio perché viene rappresentata, secondo l’iconografia classica, come l’Immacolata Concezione. È molto interessante questo dipinto per l’energia che trasmette all’osservatore.”
Terracotta dipinta: Michele da Firenze, allievo di Ghiberti
Tra le gemme esposte, troviamo anche una Madonna in terracotta di Michele da Firenze, allievo del celebre Ghiberti. Sebbene abbia risentito del passare del tempo, la sua dolcezza resta intatta. Si notano i segni di una policromia originale, a dimostrazione che l’arte, in passato, non era fine a se stessa, ma serviva a rendere tangibile la presenza delle immagini sacre. Michele da Firenze, esperto nella lavorazione della terracotta, dimostra la sua abilità nella resa delle espressioni del viso, dei capelli e dei tessuti.
Storie di famiglia: i Cignaroli
Un altro nucleo interessante è dedicato ai fratelli Cignaroli, pittori veronesi del Settecento. Alberto Marcomini ci spiega: “I fratelli Cignaroli sono tre pittori di origine veronese del Settecento e il fratello maggiore Giambettino, quello più famoso, che indirizza verso la strada della pittura anche i due fratelli minori, Giandomenico, di cui possediamo due opere, e l’ultimo Giuseppe, che poi divenne frate con il nome di frate Felice, continuando però a dipingere. Sono pittori che lavorano insieme, o meglio crescono insieme. Lo stile di Cignaroli è quello tipicamente settecentesco, con colori chiari, molto armoniosi fra di loro e con una pennellata che tende a sfrangia verso la fine.”
Alabastro dal lontano nord
Una vera sorpresa è una scultura in alabastro del XV secolo di provenienza inglese. Noto subito che quest’opera è molto particolare, ha un’espressività che non è nostra.
Marcomini conferma: “È vero. Infatti si tratta di un’opera insolita per le nostre zone e soprattutto per l’Italia. È una scultura in alabastro, quindi non è marmo di provenienza inglese, datata al XV secolo, quindi una produzione che andava di pari passo con il nostro Rinascimento. Ma anche, come è stato giustamente notato, ha una fisionomia più allungata, più gotica se vogliamo, e soprattutto un pathos, una espressività molto forte.
Queste opere giungevano in Italia tramite dei canali di collezionismo del tutto particolari e questa è una di quelle che forse possiamo riavvicinare ad un circuito molto più ampio nel Veneto più interessante.
È affascinante scoprire come anche nel cuore del Rinascimento, ci fosse interesse per oggetti d’arte dal fascino insolito provenienti dal Nord Europa.
Opere d’arte indossabili
I paramenti sacri rivestivano una grande importanza nella liturgia e dovevano essere splendidamente decorati. Qui, possiamo ammirare delle vere e proprie “opere d’arte indossabili”: delle pianete vescovili del Settecento (al singolare “pianeta vescovile”). Una è particolarmente bella: decorata a frutti e fiori che sembrano dipinti, ma sono realizzati con ago e filo. Una testimonianza dell’altissima arte tessile dell’epoca.
Suona l’organo anche tu: l’installazione immersiva
Il Museo Diocesano della Cattedrale di Adria offre la possibilità di visitare da vicino l’organo originale della Cattedrale. Ci spiega Micheal Miazzi, Responsabile della promozione: “L’organo originale della Cattedrale, un organo degli anni ’30, presenta una soluzione infinita di possibilità di registri, quasi 3000 canne.”
Nella stessa stanza è presente anche un’installazione spettacolare, anche visivamente: la parete di specchi può essere suonata e permette ai visitatori di immergersi completamente nel suono di questo strumento straordinario. “I suoni reali dell’organo della Cattedrale di Adria sono stati qui campionati e allestiti dai nostri tecnici per dare la possibilità ai visitatori di immergersi e sperimentare questo strumento straordinario” spiega Miazzi.
Marco Maran, il Direttore e Curatore Museo ci informa: “Di recente il nostro museo è stato allestito con fondi nostri, con fondi propri della diocesi, grazie anche all’aiuto del territorio e soprattutto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova, Padova e Rovigo, che ci ha sempre sostenuto in questo progetto.”
Conclusione
La storia dell’arte, in fondo, è la storia delle immagini che le persone hanno guardato. In un museo diocesano come quello di Adria, strati e strati di queste immagini si accumulano raccontando come nei secoli il senso del sacro si sia intrecciato col senso della bellezza.
Quindi, indossate “nuovi occhi” e andate a scoprire il museo diocesano della vostra città, e magari venite anche a visitare quello di Adria!



